giovedì, 04 ottobre 2007
Ortodossia. Il mito potrebbe essere definito come la Religione-di-altri-popoli... o, dal punto di vista del Mito, la religione, potrebbe, perchè no?, essere Mitologia fraintesa... fraintendimento, come quando si cerca un'interpretazione razionale a delle Mere metafore mitologiche - ma per intenderle in questo modo, ci vuole una buona dose di ironia di cui gli arcisacerdoti sono cronicamente privi... il Parto della Vergine, come anomalia biologica... o voler trovare la Terra Promessa in una porzione del Vicino Oriente... mmm... designata, magari, da Dio... laddove con dio si intende una persona reale, sebbene invisibile, e di sesso, OVVIAMENTE, maschile... che ha creato l'universo e che ora risiede in un cielo invisibile, ma reale, dove i giusti andranno dopo morti, in attesa della resurrezione e bla bla bla... ma, una mente moderna, cosa se ne può fare di una tale congerie di assurdità?


Miti, come Sogni=prodotti creativi dell'immaginazione


Rivelazioni delle speranze, anche biologiche - polluzioni notturne
Desideri e paure, potenzialità
Conflitti profondi della natura umana


Quest'ultima, mossa dagli organi, fluidi corporei  (IL MITO COME CORPO DISINCARNATO)

Il Corpo senza Organi di Deleuze?...

Ogni amore sognato, quindi, per esempio, è intenzionalmente simbolico... fa astrazione immaginativa del corpo dell'amato/a... Immagini come metafore... mmm...

E delle mitologie sovente restano le spoglie e i cocci disseminati per le terre riarse delle società passate, fiumi come torrenti di lacrime di una storia, quella degli innamorati...

Di contro, rispetto ai sogni, le mitologie risiedono in uno strato profondo del tessuto connettivo sociale, di un popolo... UN SOGNO COLLETTIVO

Internet, è una forma neurale, molto vicina al SISTEMA NERVOSO DI DIO

Inteso come un' Ecologia di Anime... una deità molto orientale, più Brahaman/Atman che divinità Macho-identitaria...

Anche la rete di autostrade di derivazione Ballardiana (La mostra delle atrocità) potrebbe entrarci...

Leggi, costumi, argot, prosopopea, utensili (anche da tortura), editti, sistemi matematici... cose molto molto fisiche... comprensione delle quali fondata metafisicamente su un regno psicologico simile al sogno!!

Oltre lo spazio e il tempo... un liquido amniotico molto simile al brodo di coltura dei sogni... il mito essendo fisicamente invisibile lo si esperisce con la mente, e con il cuore...

Il sogno sorge dal sostrato formativo della volontà del sognatore individuale - le fuggevoli stranezze del mondo fisico diventano figurazioni mitologiche... una morfogenesi universale che si rivela attraverso astrazioni simboliche...


Sogni


Chhandogya Upanishad:


"Come coloro che, non sapendo dove, possono continuare a passare sopra un tesoro d'oro senza scoprirlo, così tutte le creature di questo mondo passano in questo mondo di Brahma [nel SONNO PROFONDO] senza scoprirlo, distratte come sono dalle false idee" 


Le figurazioni mitiche sono metaforiche per due ragioni: portatrici di connotazioni psicologiche (volontà, emotività) e allo stesso tempo metafisiche (rivelatrici di trascendenza)



Stanotte ho sognato una paurosa risata olimpica proveniente da un luogo che è Nessun Luogo.
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mercoledì, 03 ottobre 2007
LA SECONDA GENERAZIONE DEI ROMANTICI INGLESI EREDITO' I PROBLEMI DELLA PRIMA, MA COMPLICATI DAI MALI DELL'INDUSTRIALIZZAZIONE E DELLA REPRESSIONE POLITICA. DA ULTIMO ESSI TROVARONO UNA RISPOSTA NON NELLA SOCIETà MA IN VARIE FORME DI INDIPENDENZA DALLA SOCIETA'.


L'EROISMO
L'ARTE
LA TRASCENDENZA SPIRITUALE
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lunedì, 01 ottobre 2007
Io sono principesco. Poco ma sicuro. Sovente, quando mi sento abbattuto, sono in grado di tirarmi su pensando al mio sangue. Blu, il sangue più blu che questo mondo abbia mai visto. Sovente mi sorprendo a compiere un gesto così regale, così preclaro, che mi domando da dove viene. Viene da mio padre, Paolo xvII, uomo augusto quant'altri mai, il fiore dei gentiluomini. Così, un mio gesto,  un lassaiz faire - uno sguardo della mia donna che non mi è piaciuto, un tono irritabile in uno sconosciuto - ricompone i mali del mondo a degna sepoltura. Anche se la sola impresa che mio padre compie nel suo interregno è la de-deificazione della sua persona. Egli fa tremare le piccionaie con tale gesto, quando si presenta come un essere mortale, simile a qualsiasi altro. Grande la sorpresa dei più. Ma ciò di cui non è possibile privare mio padre è il suo sangue: l'altra cosa, le sue arie da gran signore, che io ho ereditato a un livello INTOSSICANTE. Alla sua età usa ancora versarsi alcune goccie di eau de cologne nelle scarpe. Io son in vero più sperimentale, e nel medesimo tempo più introverso. Il culmine della sua ambizione era arrovesciare di quando in quando una delle ancelle, laddove le mie ambizioni son più eccelse, anche se non saprei definirle con esattezza. Forse dovrei uscire nel mondo e stringere una liaison con una nobildonna che abbisogni dei miei servifgi, e dopo averla tratta in salvo involarmi con lei in groppa a un destriero. Credo che tale diritto mi spetti appieno. Ma d'altro canto, il panino di mortadella e gorgonzola che sto mangiando in questo momento esercita su di me una potente attrazione, mi assorbe in ogni fibra. Speciale, mio padre. Ha avuto accesso a conoscenze ignote al resto degli uomini. Ode cantare i cigni, e le api abbaiare nella notte. Mi ha detto l'altro giorno. Non gli credetti. Ora non saprei.
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domenica, 30 settembre 2007
Tutti i metodi di divinazione vengono sviluppati a partire da un gruppo determinato di elementi, siano essi esagrammi, carte, pietre o altro, su cui poi si opera in maniera casuale, vuoi con il lancio, il mescolamento, la scelta o qualcos'altro; dopodichè l'immaginazione umana fa sì che avvengano delle proiezioni associative, che sono sempre STRANAMENTE esatte. Questo fatto indica che c'è una risonanza tra la psiche e il mondo di cui l'ego non è a conoscenza, e che si rende manifesta solo aggirandolo attraverso un procedimento casuale come il lanciare dadi o il prendere le carte.


let go ego.



io per esempio annuso noce moscata mi metto davanti lo specchio inseguo un po' il gatto per casa infine sputo per terra

c'azzecco sempre

alle quattro del mattino so che sarò sveglio, e di fatto, sono sveglio
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domenica, 16 settembre 2007
1 - Pare si provenga da scimmie. Pare si provenga da scimmie tossiche... pare che un manipolo di bardi psichedelici studiando le relazioni profonde tra piante psicoattive e regno vegetale sia stato in grado di suffragare tale ipotesi con un fracco di dati storici e archeologici...

2-L'
homo sarebbe divenuto sapiens quando nella sua dieta, all'incirca un milione di anni or sono, entrarono funghi e altri vegetali allucinogeni (delirogeni, sostanze indoliche tout court)...


3- Che la biblica cacciata dal Paradiso di Adamo ed Eva sia l'eco metastorica di quel Frutto Proibito?... dell'altrettanto enigmatico albero del Bene e del Male... (le piante allucinogene hanno la fausta caratteristica di dissolvere i costrutti culturali di una società, quelli buoni, quelli cattivi n.d.r)


4- Gli arcidiaconi della scienza provata si rivoltano nelle loro tombe, da vivi

("Salve a voi, umani, futuri abitatori di bare! - da Futurama, N.D.R)


5- Quando una Cosa minaccia un tranquillo dogma - e i tranquilli dogmi sono le feroci macchine del potere - qualcuno inizia a d avere paura...


6-Cioè, se diventasse senso comune l'idea di una base critica collettiva, un attacco concettuale e critico alla società contemporanea e ai suoi fallaci presupposti... 4000 mila anni in vacca...

7- Fioritura della cultura Antico Europea... traffici commerciali... rame e oro... veicoli, cavalli addomesticati... i pastori delle steppe iniziano a disintegrare le culture limitrofe...


8- Processo di kurganizzazione... "
mutamenti rilevanti del modulo abitativo, della struttura sociale, della religione. Declino dell'arte dell'Antica Europa; scomparsa delle statuette, delle ceramiche policrome, degli edifici di culto. Comparsa nel basso bacino del Danubio e a Dobruja della cultura kurganizzata di Cernavoda"

9- Pastori Nomadi delle steppe, cultura patriarcale, autoritaria basata sul:

CONTROLLO E LA PAURA DI PERDERLO

Si scatenano repressioni contro il principio femminile, contro la sessualità, contro l'esperienza estatica individuale (creazione di una casta di Esperti intermediari per il divino, professionisti della religione)

Il nostro rapporto col pianeta muta radicalmente, da simbiotico a parassitario, distruggeremo l'ospite.


(CONTINUA)
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domenica, 16 settembre 2007
Luigi Russolo
L'Arte dei Rumori
[Excerpt]

[...] Per eccitare ed esaltare la nostra sensibilità, la musica andò sviluppandosi verso la più complessa polifonia e verso la maggior varietà di timbri o coloriti strumentali, ricercando le più complicate successioni di accordi dissonanti e preparando vagamente la creazione del rumore musicale. Questa evoluzione verso il »suono rumore« non era possibile prima d'ora. L'orecchio di un uomo del settecento non avrebbe potuto sopportare l'intensità disarmonica di certi accordi prodotti dalle nostre orecchie(triplicate nel numero degli esecutori rispetto a quelle di allora). Il nostro orecchio invece se ne compiace, poiché fu già educato dalla vita moderna, così prodiga di rumori svariati. Il nostro orecchio però se ne accontenta, e reclama più ampie emozioni acustiche. D'altra parte, il suono musicale è troppo limitato nella varietà qualitativa dei timbri. Le più complicate orchestre si riducono a quattro o cinque classi di strumenti ad arco, a pizzico, a fiato in metallo, a fiato in legno, a percussione. Cosicché la musica moderna si dibatte in questo piccolo cerchio, sforzandosi vanamente di creare nuove varietà di timbri. Bisogna rompere questo cerchio ristretto di suoni puri e conquistare la varietà infinita dei »suoni-rumori«.
Ognuno riconoscerà d'altronde che ogni suono porta con sé un viluppo di sensazioni già note e sciupate, che predispongono l'ascoltatore alla noia, malgrado gli sforzi di tutti i musicisti novatori. Noi futuristi abbiamo tutti profondamente amato e gustato le armonie dei grandi maestri. Beethoven e Wagner ci hanno squassato i nervi e il cuore per molti anni. Ora ne siamo sazi e godiamo molto più nel combinare idealmente dei rumori di tram, di motori a scoppio, di carrozze e di folle vocianti, che nel riudire, per esempio, l'»Eroica«o là »Pastorale». Non possiamo vedere quell'enorme apparato di forze che rappresenta un'orchestra moderna senza provare la più profonda delusione davanti ai suoi meschini risultati acustici. Conoscete voi spettacolo più ridicolo di venti uomini che s'accaniscono a raddoppiare il miagolìo di un violino? Tutto ciò farà naturalmente strillare i musicomani e risveglierà forse l'atmosfera assonnata delle sale di concerti. Entriamo insieme, da futuristi, in uno di questi ospedali di suoni anemici. Ecco: la prima battuta vi reca subito all'orecchio la noia del già udito e vi fa pregustare la noia della battuta che seguirà. Centelliniamo così, di battuta in battuta, due o tre qualità di noie schiette aspettando sempre la sensazione straordinaria che non viene mai. Intanto si opera una miscela ripugnante formata dalla monotonia delle sensazioni e dalla cretinesca commozione religiosa degli ascoltatori buddisticamente ebbri di ripetere per la millesima volta la loro estasi più o meno snobbbistica ed imparata. Via! Usciamo, poiché non potremmo a lungo frenare in noi il desiderio di creare finalmente una nuova realtà musicale, con un ampia di ceffoni sonori, saltando a piè pari violini, pianoforti, contrabbassi ed organi gemebondi. Usciamo! Non si potrà obbiettare che il rumore sia soltanto forte e sgradevole all'orecchio. Mi sembra inutile enumerare tutti i rumori tenui e delicati, che dànno sensazioni acustiche piacevoli. Per convincersi poi della varietà sorprendente dei rumori, basta pensare al rombo del tuono, ai sibili del vento, allo scrosciare di una cascata, al gorgogliare d'un ruscello, ai fruscii delle foglie, al trotto d'un cavallo che s'allontana, ai sussulti traballanti d'un carro sul selciato e alla respirazione ampia, solenne e bianca di una città notturna, a tutti i rumori che fanno le belve e gli animali domestici. e a tutti quelli che può fare la bocca dell'uomo senza parlare o cantare.
Attraversiamo una grande capitale moderna, con le orecchie più attente che gli occhi, e godremo nel distinguere i risucchi d'acqua, d'aria odi gas nei tubi metallici, il borbottio dei motori che fiatano e pulsano con una indiscutibile animalità, il palpitare delle valvole, l'andirivieni degli stantuffi, gli stridori delle seghe meccaniche, i balzi dei tram sulle rotaie, lo schioccar delle fruste, il garrire delle tende e delle bandiere. Ci divertiremo ad orchestrare idealmente insieme il fragore delle saracinesche dei negozi, le porte sbatacchianti, il brusio e lo scalpiccìo delle folle, i diversi frastuoni delle stazioni, delle ferriere, delle filande, delle tipografie, delle centrali elettriche e delle ferrovie sotterranee.
Né bisogna dimenticare i rumori nuovissimi della guerra moderna. Recentemente il poeta Marinetti, in una sua lettera dalle trincee bulgare di Adrianopoli, mi descriveva con mirabile stile futurista l'orchestra di una grande battaglia:
»Ogni 5 secondi cannoni da assedio sventrare spazio con un accordo TAM-TUUMB ammutinamento di 500 echi per azzannarlo sminuzzarlo sparpagliarlo all'infinito. Nel centro di quei TAM-TUUMB spiaccicati ampiezza 50 chilometri quadrati balzare scoppi tagli pugni batterie a tiro rapido Violenza ferocia regolarità questo basso grave scandere gli strani folli agitatissimi acuti della battaglia Furia affanno orecchie occhi narici aperti! attenti! forza! che gioia vedere udire fiutare tutto tutto taratatatata delle mitragliatrici strillare a perdifiato sotto morsi schiaffi traak-traak frustate pic-pac-pum-tumb bizzarie salti altezza 200 metri della fucileria Giù giù in fondo all'orchestra stagni diguazzare buoi bufali pungoli carri pluff plaff impennarsi di cavalli flic flac zing zing sciaaack ilari nitriti ììììì.... scalpicii tintinnii 3 battaglioni bulgari in marcia croooc-craaac (lento due tempi) Sciumi Maritza o Karvavena croooc-craaac grida degli ufficiali sbatacchiare come piatti d'ottone pan di qua paack di là cing BUUM cing ciak (presto) ciaciacia-ciaciaak su giù là là intorno in alto attenzione sulla testa ciaack bello! Vampe vampe vampe vampe vampe vampe ribalta dei forti laggiù dietro quel fumo Sciukri Pascià comunica te/efonicamente con 27 forti in turco in tedesco allò! Ibrahim! Rudolf! allò allò! attori ruoli echi suggeritori scenari di fumo foreste applausi odore di fieno fango sterco non sento più i miei piedi gelati odore di salnitro odore di marcio Timpani flauti clarini dovunque basso alto uccelli cinguettare beatitudine ombrie cip-cip-cip brezza verde mandre don-dan-don-din-bèéè Orchestra i pazzi bastonano i professori d'orchestra questi bastonatissimi suonare suonare Grandi fragori non cancellare precisare ritagliandoti rumori più piccoli minutissimi rottami di echi nel teatro ampiezza 300 chilometri quadrati Fiumi Maritza Tungia sdraiati Monti Ròdopi ritti alture palchi loggione 20.000 shapnels sbracciarsi esplodere fazzoletti bianchissimi pieni d'oro TUM- TUMB 20 000 granate protese strappare con schianti capigliature nerissime ZANG-TUMB-ZANG-TUMB-TUUMB l'orchestra dei rumori di guerra gonfiarsi sotto una nota di silenzio tenuta nell'alto cielo pallone sferico dorato che sorveglia i tiri«.
Noi vogliamo intonare e regolare armonicamente e ritmicamente questi svariatissimi rumori .Intonare i rumori non vuol dire togliere ad essi tutti i movimenti e le vibrazioni irregolari di tempo e d'intensità, ma bensì dare un grado o tono alla più forte e predominante di queste vibrazioni. Il rumore infatti si differenzia dal suono solo in quanto le vibrazioni che lo producono sono confuse ed irregolari, sia nel tempo che nella intensità. Ogni rumore ha un tono, talora anche un accordo che predomina nell'insieme delle sue vibrazioni irregolari. Ora, da questo caratteristico tono predominante deriva la possibilità pratica di intonarlo, di dare cioè ad un dato rumore non un solo tono ma una certa varietà di toni, senza perdere la sua caratteristica, voglio dire il timbro che lo distingue. Così alcuni rumori ottenuti con un movimento rotativo possono offrire un'intera scala cromatica ascendente o discendente, se si aumenta o diminuisce la velocità del movimento. Ogni manifestazione della nostra vita è accompagnata dal rumore. Il rumore è quindi famigliare al nostro orecchio, ed ha il potere di richiamarci immediatamente alla vita stessa. Mentre il suono estraneo alla vita, sempre musicale, cosa a sé, elemento occasionale non necessario, è divenuto ormai per il nostro orecchio quello che all'occhio è un viso troppo noto, il rumore invece, giungendoci confuso e irregolare dalla confusione irregolare della vita, non si rivela mai interamente a noi e ci serba innumerevoli sorprese. Siamo certi dunque che scegliendo, coordinando e dominando tutti
rumori, noi arricchiremo gli uomini di una nuova voluttà insospettata. Benché la caratteristica del rumore sia di richiama brutalmente alla vita, l'arte dei rumori non deve limitarsi ad una riproduzione imitativa. Essa attingerà la sua maggiore facoltà di emozione nel godimento acustico in se stesso, che l'ispirazione dell'artista saprà trarre dai rumori combinati.
Ecco le 6 famiglie di rumori dell'orchestra futurista che attueremo presto, meccanicamente:

1. - Rombi, Tuoni, Scoppi, Scrosci, Tonfi, Boati.
2. - Fischi, Sibili, Sbuffi.
3. - Bisbigli, Mormorii, Borbottii, Brusii, Gorgoglii.
4. - Stridori, Scricchiolii, Fruscii, Ronzìì, Crepitii, Stropiccìì.
5. - Rumori ottenuti a percussione su metalli, legni, pelli, pietre, terrecotte, ecc..
6. - Voci di animali e di uomini: Gridi, Strilli, Gemiti, Urla, Ululati, Risate, Rantoli, Singhiozzi.

In questo elenco abbiamo racchiuso i più caratteristici fra i rumori fondamentali; gli altri non sono che le associazioni e le combinazioni di questi. I movimenti ritmici di un rumore sono infiniti. Esiste sempre come per il tono, un ritmo predominante, ma attorno a questo altri numerosi ritmi secondari sono pure sensibili.


CONCLUSIONI:
1. - I musicisti futuristi devono allargare ed arricchire sempre di più il campo dei suoni.
Ciò risponde a un bisogno della nostra sensibilità. Notiamo infatti nei compositori geniali d'oggi una tendenza verso le più complicate dissonanze. Essi, allontanandosi sempre più dal suono puro, giungono quasi al suono-rumore. Questo bisogno e questa tendenza non potranno essere soddisfatti che coll'aggiunta e la sostituzione dei rumori ai suoni.
2. - I musicisti futuristi devono sostituire alla limitata varietà dei timbri degl' istrumenti che l'orchestra possiede oggi, l'infinita varietà di timbri dei rumori, riprodotti con appositi meccanismi.
3. - Bisogna che la sensibilità del musicista, liberandosi dal ritmo facile e tradizionale, trovi nei rumori il modo di ampliarsi e rinnovarsi, dato che ogni rumore offre l'unione dei ritmi più diversi, oltre a quello predominante.
4. - Ogni rumore avendo nelle sue vibrazioni irregolari un tono generale predominante, si otterrà facilmente nella costruzione degli strumenti che lo imitano una varietà sufficientemente estesa di toni, semitoni e quarti di toni. Questa varietà di toni non toglierà a ogni singolo rumore le caratteristiche del suo timbro, ma ne amplierà solo la tessitura o estensione.
5. - Le diffiicoltà pratiche per la costruzione di questi strumenti non sono gravi. Trovato il principio meccanico che dà un rumore, si potrà mutarne il tono regolandosi sulle leggi generali dell'acustica. Si procederà per esempio con la diminuzione o l'aumento della velocità, se lo strumento avrà un movimento rotativo, e con una varietà di grandezza o di tensione delle parti sonore, se lo strumento non avrà movimento rotativo.
6. - Non sarà mediante una successione di rumori imitativi della vita, bensì mediante una fantastica associazione di questi timbri vari e di questi ritmi vari, che la nuova orchestra otterrà le più complesse e nuove emozioni sonore. Perciò ogni strumento dovrà offrire la possibilità di mutare o no, e dovrà avere una più o meno grande estensione.
7. - La varietà dei rumori è infinita. Se oggi, mentre noi possediamo forse mille macchine diverse, possiamo distinguere mille rumori diversi, domani, col moltiplicarsi di nuove macchine, potremo distinguere dieci, venti o trentamila rumori diversi, non da imitare semplicemente, ma da combinare secondo la nostra fantasia.
8. - Invitiamo dunque i giovani musicisti geniali e audaci ad osservare con attenzione continua tutti i rumori, per comprendere i vari ritmi che li compongono, il loro tono principale e quelli secondari. Paragonando poi i timbri vari dei rumori ai timbri dei suoni, si convinceranno di quanto i primi siano più numerosi dei secondi. Questo ci darà non solo la comprensione ma anche il gusto e la passione dei rumori. La nostra sensibilità moltiplicata, dopo essersi conquistati degli occhi futuristi avrà finalmente delle orecchie futuriste. Così i motori e le macchine delle nostre città industriali potranno un giorno essere sapientemente intonati, in modo da fare di ogni officina una inebbriante orchestra di rumori. Caro Pratella, io sottopongo al tuo genio futurista queste mie constatazioni, invitandoti alla discussione. Non sono musicista: non ho dunque predilezioni acustiche, né opere da difendere. Sono un pittore futurista che proietta fuori di sé in un'arte molto amata la sua volontà di rinnovare tutto. Perciò più temerario di quanto potrebbe esserlo un musicista di professione, non preoccupandomi delle mia apparente incompetenza, e convinto che l'audacia abbia tutti i diritti e tutte le possibilità, ho potuto intuire il grande rinnovamento della musica mediante l'Arte dei Rumori.

L. Russolo, pittore.
MAILAND, 11, März 1913.

Manifesto futurista, Milano, 11 marzo 1913,
Capitolo primo nel libero Russolo, Luigi, Intonarumori, Milano 1916.

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giovedì, 13 settembre 2007
Il blu ha una doppia valenza. Il colore della gioia, della luce contro il cono d'ombra dell'Invidia - il blu del cielo trascinato nel pantano delle nostre impronte neuronali, il cielo stellato dentro di me.
Ma è altresì il colore della morte, presso alcune culture - una vecchia beduina fece trasalire Lawrence dicendogli che il blu dei suoi occhi sembrava un pezzo di cielo osservato attraverso le orbite spolpate di un teschio. Per gli yezidys irakeni il blu è il colore del loro signore, il Diavolo. Guai ad indossare il colore del proprio dio! Si offenderebbe, e tutti sappiamo cosa può l'odio di un dio, visto che sappiamo cosa può l'amore di un dio! Tuttavia, una collana blu potrebbe togliere un po' del male... come un frammento caduto dallo stesso Cornuto... potente caprina virilità... piccole pillole di male quotidiano contro il Grande Male diacronico...


LE CORNA. Il segno. Dritto, rivolto in alto. Un simbolo yang. Ma verso il basso, contro l'occhio del male... magicamente, così il gesto diventa ostensivo di una donna da età della pietra, due gambe, una vulva, il segno diventa l'egida di una dea.
Anche l'amuleto fallico, a primo acchito sembrerebbe maschile tout court, non è il pene di un dio animale, ma di Priapo, dio della vegetazione.. Il pene di un frutto o di un fiore... un pene femminile, potremmo dire... Un complesso apotropaico nè maschile nè femminile, una fusione. Valore opposto al gelo primordiale dell'Invidia... L'opposto dello sguardo d'amore non è lo sguardo d'odio, ma lo sguardo di invidia... passivo, che non vive di vita propria, ma è vampirescamente attratto dalla vita altrui...



SIAMO COSI' SICURI CHE I GESTI siano solo un appendice alle nostre forme di comunicazione considerate più nobili?... sono convinto che nessuna nebbia raziocinante potrà spazzare -almeno non per ora, nè oggi nè domani, che per i tempi evolutivi dovrebbe essere abbastanza- sotto il tappeto dell'Evoluzione il corpus di gesti che veicoliamo, che ci veicolano - il gesto è più individuale dell'individuo, dice Kundera...

non sopettiamo forse che il gesto sia forte abbastanza da attrarre l'amore, chimicamente, ancestralmente... o da causare le malattia, perfino da uccidere?


(CONTINUA)
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giovedì, 06 settembre 2007
Malocchio, o occhio del male. La potenza magica la cui conoscenza è tra le più represse dalla cultura occidentale... naturalmente, come spesso accade, ciò che è represso a mezzogiorno torna puntualmente all'ora di cena... agendo così indisturbato, precipitando la società in un parossismo di invidia...
Invidia come manifestazione piuttosto attiva di un risentimento passivo, una passività che non fa passare energie, nega linee di forza, aggiunge concrezioni allo statico ego... una serie di strali proiettati all'esterno con lo Sguardo - ovvero con il corpus di gesti e azioni fisionomiche cui i moderni sono sordi, non sapendo di poterlo sentire.

Nell'inconsapevolezza di tale magia alligna il suo reale funzionamento - d'altronde è risaputo che il possessore dell'Occhio è quasi sempre ignaro -, non un mago nero, quindi, bensì un anello di una catena, una vittima che l'ha preso da altri... che si libera delle influenze passandole ad altri... un riflesso, dunque.
Facevo un giro, giorni fa, nella oscura provincia solare... ho notato che le persone restano più in sintonia con i gesti... dove le persone leggono le persone... la gente reagice ad uno stato interiore dell'interlocutore... le ansie diventano motivo di risonanza, di vibrazione... non sempre ciò ha valore positivo... un linguaggio del corpo che non ha a che fare con la telepatia...


Il malocchio non è una funzione dell'invidia, ma dall'invidia viene spronato... un concetto che non vive nel tempo storico. La ragione si difende dal malocchio non prestandovi fede... è fuori dall'universo del discorso- Ragione... la difesa contro il malocchio non può che essere più magica - la pietra blu (dal Libano all'India)...
Nel mediterraneo, le corna rovesciate... o l'amuleto fallico...


Secondo me il malocchio funziona... chi può interpretare il complesso di segni, gesti, simboli, forze e influenze che fluttuano tra le misteriose monadi che siamo?


Cosa si può riuscire a fare ad una persona con la sola forza del fascino personale?... tanto... lo stesso vale per il malocchio...

NON SI PUO' SPIEGARE COME COMUNICHIAMO; FIGURIAMOCI COSA!

L'organo di tale gnosi sarebbe il corpo. L'invidia non ha barriere geografiche.
Alcune comuità sociali tentano di esercitare un controllo sul meccanismo dell'invidia. In altri posti viene cavalcata come un onda elevandone lo status a principio sociale. In occidente le difese contro l'invidia sono scarse perchè lo stesso nostro sistema (etica sociale) è fondato sull'invidia.


Le ideologie post cristiane - comunismo & capitalismo - carburano ad invidia.
E' un trait evoluzionistico.  I sani invidiano i drogati (la droga è un lusso), le donne invidiano gli uomini, i ricchi invidiano i poveri (per la loro pigrizia),  gli intellettuali invidiano  gli ignoranti per la loro dorata insipienza...

Una mentalità primitiva e volgare dichiara che la mentalità primitiva fa esperienza dell'invidia come di un principio femminile (da cui la difesa fallica dal malocchio).  E' limitativo.  In realtà l'occhio del male è acuminato come uno stiletto - un fallo che distribuisce morte... Infatti l'associazione Invidia/donna è un vizio derivato dal fatto che le donne sono da sempre più sensibili al linguaggio del corpo... così la mentalità femminile rimane naturalmente coesa con certe magie pure dopo che l'avanzamento storico (che tutti sanno non essere appannaggio di Lei) spazza via ogni sorta di collegamento ctonio...

Invidia come prodotto brutale della società industriale, o oscuro portato di contorte macchianzioni stregonesche.
L'influenza reciproca tra due esseri umani si articola su così tanti livelli che concetti piatti come quello di stregoneria o incidente storico non sono in grado di renderle giustizia.

In realtà il corpo sa tante cose che non ha bisogno di co-noscere. L'immaginazione vede talmente tante cose che non ha bi-sogno (doppio sogno?) di capire.


Invidia è una concettualizzazione. "Vuole togliere a..."
L'occhio del male è il suo emissario. E l'amuleto che costruiamo contro l'invidia non può che essere la vita stessa... adamantina come pietra & corno, franca come il cielo.


DI SEGUITO:

LE CORNA

TOCCARSI LE PALLE


(continua)
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lunedì, 03 settembre 2007
Il giovane sembra avere un'aria svagata, strampalata. Il giovane trotterella attraverso una steppa, apparentemente ignaro e non curante di dove stia andando - o da dove stia venendo -, come non lo sapesse, o come facesse finta di non saperlo. Trotterella, trotterella. Stringe nella mano sinistra, come a volerla mostrare alla società, una rosa bianca, l'opposto della mela, simbolo di purezza e innocenza. Sopra la spalla destra, gli pende una sacca  all'estremità di un bastone - un oggetto stile vagabondo.
Che cosa c'è nella tua sacca, Matto! Ti daremo due chili d'oro per il suo contenuto, così, a scatola chiusa. E' un osservatore di nuvole, il ragazzo, e con gli occhi al cielo è ora giunto sull'orlo di un burrone, un baratro scosceso, profondo e pietroso. Sente che il promontorio sta sbriciolandosi sotto i suoi passi. Nondimeno lui avanza, gli occhi chiari socchiusi nel sole, un sorriso enigmatico sulle labbra, la sacca di inutili gingilli dondolante senza posa.


Le 22 carte degli Arcani Maggiori, potrebbero venir lette come il Trip del Matto. Capitoli nella storia di una ricerca. Dove risiede il divino? Dove l'universale comprensione?
Che la ricerca abbia inizio con il Matto o finisca in lui, poco importa, perchè è un ciclo, un cerchio che si chiude infinitamente.
Quando l'imberbe ingenuo Matto scivola nel precipizio, cade nel mondo dell'esperienza. Solo da lì  inizia suo viaggio. Lungo il ammino, incontrerà i maestri e i tentatori - anche i tentatori possono essere maestri.
In potenza il Matto è chiunque, anche se non tutti hanno il coraggio di giocare il ruolo del Matto. Molti non sanno cosa contenga quella sacca. E tutti sono disposti a barattarla con denaro. Dentro la sacca hanno gli arnesi che servono per agevolare il viaggio, ma chi vuole aprirla e gettarvi un'occhiata? L'obiettivo di tutti noi scimmie senza controllo è lo stesso: ma coloro che lo raggiungeranno, senza dubbio, saranno quelli che avranno il coraggio di farsi dare del matto lungo il cammino.



Un uomo lancia una macchina contro un muro, il muro del manicomio. Un altro uomo gli sta accanto, vede il muro, solo il muro. Il guidatore vede oltre.


La vita sembra essere una casa in fiamme. Noi siamo intrappolati al primo piano.
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domenica, 02 settembre 2007
abito in un posto
nella mia testa
dove abito in un posto
nella mia testa
postato da: Fakker alle ore 06:54 | Permalink | commenti (4)
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